Università di Trieste: IL PASSO DEL GAMBERO

Un eterno presente - Commento del coordinamento USB Università di Trieste sulla gestione del personale Tecnico-Amministrativo

Trieste -

Da più di 12 anni a questa parte viviamo in un continuo presente nel quale sembriamo intrappolati.

Pareva ieri (in verità sono passati parecchi anni) che una dirigente, convinta d’imprimere un grande balzo in avanti all’ateneo, determinò con la sua azione dirigenziale un pericoloso arretramento nella qualità dell’organizzazione amministrativa e tecnica i cui effetti negativi sono proseguiti successivamente alla sua sostituzione.

Tutto era ricondotto all’orario di lavoro e alle ferie del (solo) personale – tecnico amministrativo. Ci fu chi, durante una riunione con i sindacati, affermò, che “il più grave ed importante problema dell’ateneo sono le ferie del (solo) personale tecnico-amministrativo”.

Da quell’affermazione, tutto seguì a cascata e il personale fu destinatario di una serie interminabile di disposizioni sull’orario di lavoro, sulle timbrature, sulle giustificazioni da produrre, su come e dove i medici dovevano apporre le loro firme sulle certificazioni, sulle chiusure di ateneo decise consultando gli “impegni” vacanzieri di alcuni, sulla pausa caffè, sulle feste di pensionamento, sugli auguri di fine anno e così via.

Oggi, dicembre 2025, sembriamo fermi a quello stesso giorno.

Il fatto: un dipendente TA a tempo indeterminato si reca in un ospedale a Bologna per una visita medica.

La relativa certificazione attesta la permanenza del dipendente nella struttura ospedaliera dell’Emilia Romagna dalle ore 07.30 alle ore 11.30 nell’ambito di un giorno lavorativo che per il dipendente, ove presente in servizio, sarebbe stato di 6 ore.A detta dell’amministrazione universitaria, detta visita non può beneficiare di alcun permesso retribuito. In buona sostanza: il dipendente prenda ferie.

Secondo l’ateneo quella visita medica, sia pure certificata, non rientra nell’articolo 101 del vigente CCNL di comparto.

Il richiamato articolo disciplina le assenze per l’espletamento di visite mediche prevedendo che “Ai dipendenti sono riconosciuti specifici permessi per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro”.

Il riferimento ai “tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro”, secondo l’interpretazione datoriale, non consentirebbe il riconoscimento degli anzidetti permessi in tutti i casi in cui, tenuto conto della distanza con la struttura sanitaria (come nel caso prospettato), il dipendente è impossibilitato a prendere preventivamente servizio in ateneo e a farvi ritorno entro l’orario di lavoro previsto.

D’altra parte, neppure lo consentirebbe nei casi in cui un dipendente si trovasse in un pronto soccorso sottoposto agli accertamenti e alle visite mediche del caso.

Seguendo alla lettera l’asserita interpretazione datoriale, prima di sentirsi male quel dipendente dovrebbe effettuare tutte le previste timbrature.

Così, se quel dipendente avesse timbrato (nottetempo?) prima di recarsi a Bologna e fosse ritornato nella sede di lavoro (a lavoro concluso?), allora (forse, chissà…) avrebbe potuto aspirare al riconoscimento del permesso retribuito.

L’ateneo, in risposta alle osservazioni di questo sindacato, afferma, fra l’altro, che:

“… l'Amministrazione e l'intera platea di personale tecnico amministrativo dell'Ateneo, quali dipendenti pubblici le cui ore di servizio, e di assenza dallo stesso, sono retribuiti con risorse pubbliche, sono strettamente tenuti al rispetto della normativa ed al dettato contrattuale, non sussistendo alcuna discrezionalità nella sua applicazione”.

Dunque: come fa uno a curarsi a Bologna?

Ed ora, per non farci mancare nulla, un altro, diverso, esempio d’interpretazione restrittiva.

Lo scrivente sindacato da anni è impegnato per il riconoscimento intero dei permessi retribuiti per assistere persone in condizioni di disabilità grave anche nel caso di rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, nonché per una interpretazione estensiva che consenta il pieno riconoscimento delle 18 ore di permesso retribuito (leggi il secondo allegato al presente comunicato sindacale).

Anche in questo caso, l’ateneo preferisce trincerarsi dietro un’interpretazione restrittiva del contratto collettivo nazionale invece di sostenere ragionevoli e documentate interpretazioni estensive.

È verosimile che anche per questo modus operandi (oltre all’importante questione salariale) alcuni colleghi hanno scelto (e sceglieranno) di andare a lavorare in altre amministrazioni.

In allegato, come da abitudine del sindacalismo di base, troverete le due note che USB ha fatto protocollare sulle questioni in argomento.

p. Coordinamento USB Pubblico Impiego Università degli studi di Trieste

Ferdinando ZEBOCHIN