Vite in vendita: il decreto salva Riva-salva ILVA

Trieste -

VITE  IN  VENDITA

Il decreto legge Salva Riva-Salva ILVA

 

Considerato che la continuità del funzionamento produttivo dello stabilimento siderurgico Ilva S.p.A. costituisce una priorità strategica di interesse nazionale, in considerazione dei prevalenti profili di protezione dell’ambiente e della salute, di ordine pubblico, di salvaguardia dei livelli occupazionali

Fin dalle citate premesse al decreto <Salva Riva\Salva ILVA> (Decreto Legge 03.12.2012, n. 207 - Senato, atto num. 3627: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/39208.htm), in questi giorni definitivamente convertito in legge dal Senato della repubblica, Parlamento e Governo danno un’ulteriore prova dell’arrendevolezza della politica alle ragioni dell’impresa.

 

Come USB crediamo che l’uomo sia superiore al lavoro ed il lavoro sia superiore al profitto.

 

Lo stabilimento ILVA di proprietà della famiglia Riva non è altro che l’ennesimo esempio di un’economia di rapina che spolpa un territorio e la comunità che vi risiede grazie a rapporti incestuosi tra controllori e controllati, tra politica e imprese, tra sedicenti sindacati e proprietà.

 

Ora stiamo assistendo all’ultimo atto: la spogliazione di quel poco che rimane dello Stato di diritto; Parlamento e Governo hanno deciso che la proprietà dell’ILVA potrà avvalersi anche di quella parte dello stabilimento e di quei risultati della produzione già posti sotto sequestro dalla magistratura a tutela delle <prove> del disastro ambientale ed umano - perpetuato dall’impresa - e della salute dei lavoratori e delle loro famiglie. Infatti, l’art. 3, 3° comma del Decreto Salva Riva/Salva ILVA prevede:

 

“A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per un periodo di trentasei mesi la società ILVA S.p.A. di Taranto è immessa nel possesso dei beni dell'impresa ed è in ogni caso autorizzata… alla prosecuzione dell'attività produttiva nello stabilimento ed alla conseguente commercializzazione dei prodotti ivi compresi quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto…”.

 

Come sostenuto recentemente dal filosofo Michael J. Sandel (“Le nostre vite in vendita”, citato da “L’Internazionale” del 21 dicembre ’12) “nell’epoca del trionfalismo dei mercati, quasi senza rendercene conto e senza mai decidere di farlo, siamo passati dall’avere una economia di mercato a essere una società di mercato”, vale a dire “un modo di vivere in cui i valori di mercato penetrano in ogni aspetto dell’attività umana. Un luogo dove le relazioni sociali sono trasformate a immagine del mercato”.

 

Se non facciamo presto, non riusciremo a impedire che tutto sia comprato e venduto.

Senza una mobilitazione delle coscienze dei lavoratori e una rivoluzione culturale della comunità, consegneremo alle leggi di mercato ogni valore delle nostre società; vita compresa.

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