La grande abbuffata

La privatizzazione dei Servizi Pubblici Locali e il silenzio dei sindacati concertativi

Trieste -

Fino ad oggi abbiamo assistito ad una stravagante protesta dei rappresentanti degli Enti locali (presidenti di regione, sindaci, politici organici al Governo e d'opposizione) in merito all'ulteriore taglio delle risorse da destinare alle Regioni, alle Province e ai Comuni.

Tagli che fanno seguito a quelli già messi in atto da anni (non ricordiamo molte proteste dei vari Formigoni di turno) da tutti i Governi, di ogni colore politico.

Al di fuori del sindacalismo di base, però,  pochi hanno denunciato la stretta relazione fra i tagli agli Enti locali e la svendita dei servizi pubblici. Insomma, la <grande abbuffata> a tutto vantaggio delle varie imprese (ora vicine alla destra, ora alla sinistra) che operano in quel campo e a danno  dei lavoratori e delle loro famiglie.

L'art. 4 del Decreto Legge 13 agosto 2011 è interamente dedicato, infatti, alla privatizzazione dei <Servi Pubblici Locali>:

"Gli enti locali, nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi, verificano la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica...".

Per capirci di cosa parliamo, bisogna fare riferimento, da un punto di vista normativo, alla definizione di "servizi pubblici locali" contenuta nell’art. 112 del D. Lgs 267/2000 “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti Locali”. Sono tali “i servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”.

Ancor più chiaro, il Consiglio di Stato secondo il quale "per <<servizio pubblico locale>> si intende qualsiasi attività che si concreta nella produzione di beni e servizi in funzione di un’utilità per la Comunità locale non solo in termini economici ma anche ai fini di promozione sociale" (Cons. di Stato n. 2024/2003).

 

Quindi, parliamo di servizi che hanno finalità di promozione sociale e che svolgono una utilità per la Comunità locale, vale a dire carne viva dei lavoratori e delle loro famiglie: asili nido, scuole materne, servizi a tutela dei minori in difficoltà, giovani, donne e famiglie in situazioni di disagio socio-economico ed emarginazione. Ma anche raccolta differenziata e così via.

 

Vien da credersi perché molti parlano dei tagli (tagli da eliminare, si intende perché fanno da premessa alla svendita dei servizi) ma pochi della privatizzazione prevista dal decreto.

La risposta la si può trovare nella <Proposta delle Parti Sociali> del 4 agosto 2011 sottoscritta dai soliti CGIL, CISL, UIL, UGIL, CONFINDUSTRIA, ABI (cioè le banche) Leghe varie delle cooperative (le prime beneficiarie della abbuffata) ect.:

"Sono anni che chiediamo di modernizzare la pubblica amministrazione
per lasciare più spazio all’iniziativa imprenditoriale e al mercato e di ridurre i
confini dello Stato. Occorre un grande piano di privatizzazioni e liberalizzazioni da avviare subito.  Affrontare con decisione i temi essenziali della regolazione e dell’apertura dei mercati".

Oggi più che mai c'è la necessità di una nuova legge sulla rappresentanza e la rappresentatività sindacale nei luoghi di lavoro.

Anche per questo sostieni l'azione del sindacalismo di base!

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