Il "Grave problema" dell'Università di Trieste

Risposta sindacale congiunta USB, CISL e UIL al nero di seppia sparso dal rettore e dalla dirigente

Trieste -

A detta dell’attuale Rettore e del Direttore Generale (discrezionalmente scelta dallo stesso Rettore) il principale e più grave problema dell’Università degli Studi di Trieste sono le ferie di una parte del Personale dipendente: quello tecnico e amministrativo.

Dal nostro punto di vista i problemi sono altri e ben altre le azioni urgenti da mettere in campo.

Per prima cosa, a nostro parere, questa Amministrazione dovrebbe interrogarsi sulle ragioni di una macchina organizzativa amministrativa e tecnica in preda a un evidente e documentato malessere, deprivata di senso di appartenenza e serenità lavorativa. In questo contesto, alcune ipotesi di ulteriori accorpamenti dipartimentali rischiano di produrre strutture ancor più ingovernabili.

Sul fronte della Didattica sarebbe opportuno approfondire le ragioni che spingono alcuni studenti ad abbandonare l’Ateneo giuliano, all’indomani dell’ottenimento della laurea triennale, o, più generale, riflettere sui tanti perché del calo di attrazione fra i futuri studenti universitari e le loro famiglie. Fino a prova contraria, ancora oggi le Università traggono ragione e vita dalla Didattica e dalla Ricerca in funzione della migliore formazione universitaria delle giovani generazioni.

Per quanto riguarda la Ricerca e, più in generale, il finanziamento statale degli Atenei, l’adozione dei <costi standard> e la <valutazione della ricerca> sono solo taglio di spesa pubblica declinata in forme diverse. L’iniziativa della CRUI (fondazione privata che riunisce i Rettori delle Università italiane) denominata “Per una nuova primavera delle “università” parte, purtroppo, dalla piena condivisione della <meritocrazia> anche quando i numeri smentiscono qualsiasi retorica sul merito e i dati di seguito riportati lo dimostrano bene. Il fondo per i progetti italiani PRIN (si tratta di progetti di ricerca di interesse nazionale e sono finanziati dallo Stato italiano) ammonta a circa 92 milioni di euro a livello nazionale, destinati alla copertura di tutte le aree di ricerca. Per fare un paragone, il bilancio annuale dell’Agenzia della ricerca scientifica francese (corrispondente ai nostri PRIN) si attesta su 1 miliardo di euro l’anno. E ancora: i fondi statali pubblici per la ricerca scientifica di base italiana sono dieci volte meno di quelli della Francia.

Quanti sono investiti della rappresentanza dell’Ateneo avrebbero potuto promuovere ben altre iniziative e mobilitazioni, anche con le governances di altri Atenei, allo scopo di portare la percentuale del PIL – Prodotto Interno Lordo - dedicata alla ricerca scientifica di base dall’attuale striminzito 1% al pieno 3%, secondo gli impegni solennemente presi dai diversi governi pro tempore succedutisi alla guida di questo Paese e mai onorati.

A nostro avviso questa Amministrazione, invece di mettere in campo ipotesi di nuovi regolamenti relativi ai fondi dei Dipartimenti, che rischiano di aggiungere ulteriore destabilizzazione organizzativa, dovrebbe cercare di far funzionare nella migliore maniera possibile i Dipartimenti.

È di tutta evidenza che parte del Personale, impegnata con onestà e correttezza nei confronti dell’Istituzione universitaria (lettori\CEL, ricercatori, tecnici ed amministrativi, professori) e, più in generale, della Comunità universitaria non si ritrova più negli slogans ripetuti quotidianamente.

Quanti hanno la responsabilità di questo Ateneo avrebbero potuto dire e fare tanto, tranne affermare che il principale e più grave problema dell’Università sono le ferie di una parte del Personale.

 

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