I lavoratori del CLPT aderiscono in massa a USB e WTU

Trieste -

GRANDE SVOLTA

DEI LAVORATORI DEL PORTO DI TRIESTE, CHE HANNO DECISO IN MASSA DI

ADERIRE ALL’UNIONE SINDACALE DI BASE

Nei giorni scorsi si è svolto a Roma presso la sede nazionale dell’Unione Sindacale di Base, l’incontro dei Rappresentanti sindacali del Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste e i Rappresentanti nazionali di USB, per rendere formale l’adesione del Coordinamento al Sindacato di Base e alla Confederazione sindacale mondiale WFTU (World Federation of Trade Unions).

Gli oltre 200 lavoratori iscritti al Coordinamento hanno maturato questa decisione a fronte del completo abbandono di qualsiasi forma di tutela e di rivendicazione, da parte delle altre organizzazioni sindacali che oramai da lungo tempo – anche all’interno del porto - appaiono impegnate più a tutelare più gli interessi delle imprese che i legittimi interessi dei lavoratori.

I Rappresentanti nazionali di USB hanno accolto con grande favore la richiesta di adesione del Comitato che con tale decisione ha dimostrato di voler rafforzare l’incisività dell’intervento sindacale all’ interno del porto, con l’aiuto di un Organizzazione dichiaratamente conflittuale, indipendente dalla politica e alternativa al sindacalismo complice degli imprenditori e del governo. Un Organizzazione democratica al cui interno le decisioni degli iscritti contano realmente e le elezioni dei delegati avvengono attraverso la formula di “una testa un voto”.

Nel porto di Trieste i lavoratori intendono rivendicare principalmente:

  • Un incremento salariale che possa colmare il forte divario che esiste a livello europeo, anche attraverso l’estensione del regime fiscale agevolato – di cui già godono le imprese portuali;
  • Una scrupolosa applicazione delle Normative per garantire la sicurezza sul posto di lavoro ed evitare gli incidenti – anche gravissimi – che si sono verificati nel passato;
  • Il rispetto della dignità, contro ogni prevaricazione e abuso da parte e dei funzionari delle aziende che troppo spesso si permettono di offendere e di intimidire pretestuosamente i propri dipendenti, attivando in molti casi, dei provvedimenti disciplinari immotivati;
  • Contratti stabili e non precari, anche con la riassunzione dei lavoratori licenziati.
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