CONTINUA VIOLENZA di STATO

Trieste -

 

 

 

Violenza di Stato; con quale altro termine si potrebbe definire un decreto che – di fatto – abolisce le pensioni nel nostro Paese e individua i responsabili del debito pubblico nei 130.000 lavoratrici e lavoratori che avrebbero beneficiato delle pensioni di anzianità.

Violenza di Stato è quella che prevede l’innalzamento fino a 70 anni d’età per maturare il diritto a pensione; una pensione, lo si deve tenere bene a mente, che con l’introduzione del sistema contributivo - varato nel 1995 con l’assenso di CGIL, CIL e UIL - si può stimare pari al 50% rispetto all’ultimo stipendio.

La violenza di Stato addita i padri quali responsabili delle condizioni dei figli mentre le vere cause dell’impoverimento e del precariato generalizzato dei lavoratori sono ben altre.

Violenza di Stato è quella che sguinzaglia i giornalisti a libro paga, gli intellettuali alla moda per ripetere ossessivamente che la manovra (sui lavoratori) è ineludibile e chi sostiene il contrario è un “imbecille” (così si è pronunciato il fondatore ed ex direttore de “La Repubblica”).

Violenza di Stato è quella che dice che 40 anni di lavoro sono pochi e che se hai iniziato a lavorare a 14 anni peggio per te, sei giovane e fresco. Intanto, basterebbe già tagliare di netto tutte le pensioni, anche cumulate, sopra i 5.000,00 euro per recuperare diverse migliaia di miliardi di euro.

Violenza di Stato è quella che legifera come se vivessimo in un altro mondo e non in Italia dove un lavoratore a 70 anni non ci arriverà mai: viene licenziato prima.

La violenza di Stato aggiunge ulteriori tagli di oltre 5 miliardi agli enti locali e alle regioni causando o l’aumento delle tariffe (come nei caso dei servizi sociali e del trasporto pubblico locale) o la riduzione dei servizi pubblici per i cittadini.

La violenza di Stato continua a ridurre i redditi a pensionati e cittadini (e non si interviene sulle manovre di luglio e di agosto che taglieranno le detrazioni ai lavoratori del 4 e del 20% nel 2012 e nel 2013) mentre non vengono toccati i grandi patrimoni e l’imposizione fiscale del 1,5% sui capitali scudati rimane irrisoria, un regalo per gli evasori.

La violenza di Stato garantisce i 15 miliardi di euro pubblici che spenderemo per 131 cacciabombardieri F35, gli ulteriori 10 miliardi di euro per 100 caccia Eurofighter e altri 50 miliardi di spese per armamenti; gli innumerevoli miliardi di euro pubblici spesi ed ancora da spendere per opere faraoniche ed inutili (ad esempio, la sola TAV sulla tratta Lione-Torino costerà a tutti i lavoratori italiani almeno 10 miliardi di euro, tralasciando i sicuri e continui aumenti di costo).

La violenza di Stato continua a trovare i miliardi necessari per alimentare il circuito perverso potere politico – potere economico – criminalità organizzata e la gestione del potere garantita da tali rapporti. La violenza di Stato si nutre di conflitti di interessi trasversali agli schieramenti politici.

La violenza di Stato già mette in cantiere una ennesima controriforma del diritto del lavoro: per rendere permanentemente sotto ricatto i lavoratori, giovani e anziani, e soffocare ogni voce sindacale non allineata.

 

 

OPPORSI alla CONTINUA VIOLENZA di STATO È DOVERE di OGNI LAVORATORE.

 

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Parteciamo allo SCIOPERO GENERALE NAZIONALE di venerdì 27 gennaio 2012

con manifestazione nazionale a Roma

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