Università di Trieste: noi non dimentichiamo

Riflessioni sulla prossima elezione del rettore

Trieste -

In queste settimane è tutto un susseguirsi d’incontri dei candidati rettori allo scopo di raccogliere il consenso necessario per l’elezione oppure, acquisito il risultato del primo turno, influenzare l’azione “politica” della\del prossima\o rettrice\rettore.

 

L’Università di Trieste e con essa la sua comunità di riferimento esce provata dagli ultimi sei anni dell’attuale gestione.

 

Il taglio, accumulato negli anni, alle risorse che annualmente lo Stato versa alle università (nella forma del FFO – Fondo di funzionamento ordinario) e con le quali sono pagati tutte le attività istituzionali (compresi gli stipendi del personale, l’ordinaria manutenzione delle strutture universitarie, la ricerca scientifica, ad eccezione della quota destinata ai progetti di ricerca di interesse nazionale) rischia di polarizzare, oggi più di ieri, le inique distribuzione delle risorse fra quella parte del personale in grado, per posizione occupata e frequentazioni, di raggiungere fonti di finanziamento aggiuntive e diverse da quelle pubbliche.

Centri di interesse talvolta alternativi, se non conflittuali ed incompatibili, con quelli facenti capo all’università pubblica.

Centri di interesse, in alcuni casi, caratterizzati da opacità e zone grigie.

Centri di interessi che ben pochi, tanto a livello nazionale, quanto locale, hanno la volontà di contrastare con norme finalmente adeguate, significativi finanziamenti pubblici, controlli preventivi mirati, trasparenza.

 

La recente attività d’indagine condotta dalla Guardia di Finanza e che sta interessando anche l’Università di Trieste, ci consegna lo spaccato di un sistema universitario in cui convivono, uno nell’altro, almeno due atenei (senza che la politica nazionale e gli organi locali competenti se ne curino, se non per silenziare):

 

Un ateneo in cui ciascuno lavora, pur nelle differenze di ruoli ricoperti e funzioni svolte, con onestà, correttezza e rispetto per i principi dell’ordinamento costituzionale. Cerca, tra mille difficoltà, di promuovere la migliore ricerca scientifica di base e la migliore didattica.

 

Un altro ateneo che, all’opposto, considera il proprio lavoro istituzionale e i suoi doveri come un peso, un inciampo verso più alte e remunerative vette…

 

Il calo degli studenti iscritti ed immatricolati è un dato incontrovertibile (nei primi anni ’90 gli studenti erano complessivamente 24.000 circa!) e non basta il segno più di un anno a preludere ad un sostanziale e permanente cambio di direzione. Spiace constatare che alcuni abbiano dimenticato che la didattica è finalità istituzionale di ogni università.

 

Per quanto riguarda l’organizzazione amministrativa e tecnica… oramai è sotto gli occhi di chiunque abbia occhi per guardare e non sia ottenebrato da ordini di “scuderia”: in gran parte sono solo macerie. Ciò che funziona lo si deve solo ai singoli che ancora credono di essere “al servizio esclusivo della Nazione” (art. 98, 1° comma, della Costituzione).

 

Una buona amministrazione pubblica non può fondarsi sulla buona volontà dei singoli, quale sia il loro ruolo e compito.

 

Di questi sei anni rimarrà per sempre la violenza – immotivata ed ingiustificabile – nei confronti della parte onesta e corretta del personale Tecnico ed amministrativo, ad esempio con le richieste pretestuose e surreali rivolte a quanti hanno assistito familiari gravemente malati oppure sono essi stessi malati gravi.

La violenza nei confronti delle persone in condizioni di fragilità emotiva e familiare è una colpa imperdonabile dell’azione di questa gestione.

 

USB non dimentica e non dimenticherà quanti, singoli o\e corpi organizzati, nel corso di questi sei anni hanno, in varia forma, fornito una volenterosa collaborazione all’attuale gestione.

 

Con queste premesse, USB non darà alcuna indicazione in merito ai diversi candidati rettori.

USB cercherà solo di promuovere una riflessione critica su quel che è stato.

Il futuro dipende anche da ciascuno di noi.

Se continueremo a guardare altrove, a cercare la propria via di fuga, a pensare individualmente, saremo finiti.

La partecipazione attiva, consapevole, organizzata, è l’unico strumento di difesa effettivamente esercitabile.

 

Coordinamento USB PI - Università di Trieste

Ferdinando ZEBOCHIN